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REGIONE VENETO

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REGIONE VENETO

Norme per sostenere il consumo di prodotti agricoli regionali

Il Pdl presentato da Coldiretti (con il supporto delle firme di 25mila cittadini) per sostenere l’agricoltura autoctona è stato approvato da Palazzo Ferro-Fini, facendo del Veneto la prima regione in Italia a sancire con una norma la preferenza per i prodotti locali in mense pubbliche, ristorazione privata e grande distribuzione.
Una legge che non ha però il placet di Confcornmercio, che ribatte punto su punto. Confidando che l'iter, che prevede una valutazione da parte di governo e Ue, subisca una battuta d'arresto.
<<E’ una misura protezionistica, non può essere accettata — dice Marco Michielli, presidente Confturismo - il problema è complesso, ma siamo pronti a sederci a un tavolo per discuterne>>.
La legge deriva da un progetto di iniziativa popolare promosso da Coldiretti e supportato da 25mila firme di cittadini in cui si ipotizzava che la ristorazione collettiva pubblica e privata utilizzasse prodotti tipici locali, consolidando un meccanismo di "filiera corta". Queste le prescrizioni salienti contenute nella legge:

Ristorazione collettiva

Nella preparazione dei pasti delle mense va garantito l'utilizzo di prodotti agricoli in misura non inferiore alla metà. L’articolo sui servizi di ristorazione collettiva, traccia una via preferenziale negli appalti per chi utilizza più del50% di cibi locali. Una piccola rivoluzione, considerato che in Veneto ci sono 40 ospedali, 269 centri per anziani, 359 scuole e 20 mense universitarie, oltre a quelle per dipendenti pubblici e le caserme. <<Una violazione delle norme sulla concorrenza - sostiene Michielli - perché un prodotto veneto vale quanto uno marchigiano o spagnolo>>.

Ristorazione privata

Nel privato, per ottenere la certificazione regionale si deve utilizzare almeno il 30% di prodotti locali. <<Il rischio è che arrivino a costare di più>> avverte Michielli, che suggerisce agli agricoltori di riunirsi in consorzi per la distribuzione. Anche perchè decadrebbe uno dei principi della legge: quello che punta a ridurre le emissioni inquinanti derivanti dal trasporto delle merci (un pasto medio percorre quasi 2mila km su camion, nave o aereo, prima di arrivare in tavola). <<Trovo accattivante poter scrivere nei menù "prodotto a km zero" - aggiunge non però se si traduce in un'imposizione>>.

Mercati rionali

<<La legge va a incidere sul commercio, ma le categorie non sono state interpellate - sostiene Ilario Sattin, presidente regionale Fiva - è un testo sconvolgente per gli ambulanti>>. Le disposizioni sulla vendita prevedono che ogni Comune riservi agli imprenditori agricoli almeno il 20% del totale dei posteggi nei mercati al dettaglio. Sattin, sottolinea come una quota di produttori sia già presente nei mercati. <<Il settore alimentare copre circa il 25% dei banchi - conclude Sattin - l'aggiunta di altri venditori intaccherebbe il sistema. Il principio è buono, però non bisogna chiedere ai produttori di diventare commercianti, ma agli ambulanti di introdurre una percentuale di prodotti locali>>.

L’entrata in vigore della legge è subordinata all’acquisizione del parere positivo di compatibilità da parte dell’Unione Europea. In proposito, è convinzione comune della maggioranza dei Consiglieri regionali che sono intervenuti alla discussione in Consiglio che la Legge verrà bocciata in sede europea in quanto contraria ai principi di libertà di mercato e di libera circolazione delle merci, nonché di concorrenza, sanciti dalle normative comunitarie.

29/07/2008


 
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