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Consumi al palo

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Consumi al palo:

la crescita rimane debole

Inflazione reale elevata e crescita bloccata a causa delle grandi disfunzione del Sistema Paese. Giù anche i consumi di beni essenziali

Anche l’Istat ha rivisto i suoi calcoli. Di fronte all’evidenza e soprattutto alla realtà dei fatti in materia di inflazione, si è dovuto tener conto che non si tratta di semplice percezione, ma di vera e propria fiammata. Sulle cause abbiamo già avuto modo di compiere una nostra riflessione.
Alle ricadute sempre più pesanti  del costo delle materie prime, delle componenti energetiche e delle disfunzioni strutturali  legate alla distribuzioni e più in generale alla logistica, va aggiunto il deleterio circolo vizioso spesso, spesso non ostacolato ma anzi, fluidificato, della reazione a catena dell’effetto annuncio, vero atto di terrorismo economico in un sistema fragile come il nostro e in una congiuntura tra le più sfavorevoli e lunghe di questi ultimi anni.
Le stime dell’Istituto Nazionale di Statistica confermano che a dicembre le vendite registrano un calo rispetto allo stesso mese del 2006 pari allo 0,6 per cento contro una crescita dello 0,3 per cento registrata a novembre. Chi confidava quindi nell’effetto Natale si è dovuto ricredere.
Un ulteriore dato che sembra propendere per una riconferma per tutto questo primo trimestre del 2008 il contenimento della spesa per consumi delle famiglie. Ma non si esclude che la tendenza possa superare queto orizzonte temporale di brevissimo termine, finendo per incidere in modo rilevante sulla crescita complessiva dell’economia del Paese e sulla domanda interna.
L’Ufficio Studi di Confcommercio nazionale, teme che “la prevedibile riduzione del tasso di crescita del prodotto interno lordo e dei redditi nel prossimo anno verosimilmente porterà ad una stagnazione delle vendite, almeno per tutta la prima parte dell’anno in corso se non per tutto il 2008 a prescindere dal tasso d’inflazione osservato”.
La flessione dei consumi delle famiglie appare ancora più evidente proprio se si va a monitorare quanto accade presso  i negozi di vicinato, fortemente incentrati sul servizio al cliente, non di rado svolgendo una funzione  più che complementare dal punto di vista sociale  all’interno della realtà urbana. 

Turismo: più evidente, per l’Italia  l’erosione delle posizioni di rendita

conda giornata della Bit, Confturismo ha presentato la “Analisi comparativa dei modelli turistici italiano e spagnolo”, realizzato in esclusiva dall’Istituto Piepoli, che ha esaminato tre aspetti chiave: l’organizzazione, la promozione ed i servizi.
Dall’analisi emerge come la Spagna sia il più importante competitore turistico dell’Italia in Europa, ma nello stesso tempo il nostro Paese continua comunque ad essere un forte attrattore anche per gli spagnoli. Nel 2006, infatti, il 7,6% di italiani che ha viaggiato in Europa è andato in Spagna, mentre ben l’8,4% di spagnoli che ha viaggiato è venuto in Italia. Nell’indice mondiale della competitività turistica, però, la Spagna si colloca al 15° posto, rispetto all’Italia che ricopre la 33^ posizione. Dal 2002 al 2006 l’Italia ha incrementato del 4% il numero di arrivi negli alberghi di turisti stranieri, mentre la Spagna li ha incrementati del 7%, per un risultato complessivo comunque in parità di 34 milioni di turisti. L’Iva degli alberghi spagnoli si è però attestata al 7% rispetto a quella italiana che è al 10%, per un vantaggio competitivo di immediata comprensione.
Entrando nel dettaglio dell’analisi, appare evidente come il modello organizzativo spagnolo sia più efficiente del nostro, le strategie di promozione siano più mirate e ben coordinate, ed anche nei servizi ed infrastrutture la Spagna si sia organizzata meglio dell’Italia. In un confronto dei prezzi a livello europeo, la Spagna registra un valore pari ad 86 per il prezzo dei trasporti contro l’87 dell’Italia, negli alberghi e ristoranti l’Italia registra un valore pari a 103, mentre la Spagna si attesta a 92, e nei servizi culturali la Spagna segna un 97 rispetto al 92 dell’Italia.
Infine, da un’analisi di giudizio svolta nei confronti dei turisti italiani, spagnoli e tedeschi i risultati sono stati i seguenti:
SPAGNA - Per i tedeschi si connota come un Paese vacanziero, ricco di centri di interesse turistico anche se un po’ affollato. Per gli italiani è un Paese divertente, innovativo e trasgressivo. Entrambi la giudicano economicamente accessibile. Per gli spagnoli, infine, il loro è un Paese di cui essere orgogliosi, con paesaggi belli e diversi ed ideale per vacanze familiari.
ITALIA – Per i tedeschi è un Paese ricco di mete turistiche d’ogni tipo, con paesaggi e gastronomia da “ricordare”. Per gli spagnoli è la culla della cultura, esteticamente bella ed affascinante, molto vicina al loro modo di vivere. Entrambi la giudicano difficile da visitare, costosa ed elitaria. Per gli italiani, infine, pur coscienti di quanto abbiamo, la ricchezza turistica complessiva soffoca e frena più che motivare.
“Insomma l’Italia – ha commentato Bernabò Bocca, presidente di Confturismo-Confcommercio - per risalire nella classifica europea dovrebbe organizzarsi meglio, promuoversi meglio e pianificare uno sviluppo infrastrutturale anche finalizzato alla migliore fruizione del bene turismo. Un messaggio chiaro e semplice, che dovrebbe diventare il programma politico ed elettorale di chi aspira, dopo le elezioni del 13 e 14 aprile, a governare il Paese, dichiarando sin d’ora una ottica precisa per l’ulteriore sviluppo turistico dell’Italia. Bisogna chiarire una volta per tutte che chi investe nel turismo non fa un investimento di serie B. Per i diversi governi spagnoli, che si sono succeduti negli ultimi 15 anni, questo è stato un fatto chiaro. Speriamo lo diventi anche in Italia nella prossima Legislatura”.
“Occorre - ha poi sostenuto Nicola Piepoli dell’omonimo Istituto - una maggiore unità di intenti per il turismo italiano, una voce unificante, capace di dar vita ad una rinnovata aggregazione dei protagonisti del settore per rafforzarne il rilancio”.

25/02/2008


 
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