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In vigore la Finanziaria per il 2008. Ma qual è la situazione del Paese?

 

Dopo un periodo di contenimento, negli ultimi anni la pressione fiscale e contributiva è tornata a crescere in tutte le principali aree economiche del mondo. Le differenze, però, restano ancora molto marcate, nonostante il divario tenda a ridursi.

Nei paesi dell’Euro il prelievo complessivo nel 2006 ha raggiunto il 41,5% del Pil, che staccano di oltre cinque punti di Pil i paesi OCSE, e di circa 10 e 14 punti rispettivamente i paesi del Pacifico e delle Americhe.

 

L’Italia si distingue sempre per la crescita della spesa pubblica difficilmente contenibile e per il conseguente ricorso alla leva fiscale restrittiva come elemento di recupero delle risorse.

Nel nostro Paese, infatti, le entrate fiscali e contributive negli ultimi due anni hanno registrato, a fine 2007, un aumento di 2,4 punti di Pil. L’Italia, dunque, si avvicina sempre più alla Francia che, tra i grandi paesi europei, ha il prelievo più alto (46% del PIL). All’estremo opposto, invece, Gran Bretagna e Spagna che riescono a contenere il gettito ancora sotto il 38%.

 

Si tratta di un elemento che pone in gravi difficoltà il sistema economico italiano che deve far fronte anche ad una concorrenza fattasi più pressante proprio dal consolidamento delle performance positive dei paesi emergenti dell’Est Europa che mantengono una fiscalità ridotta e adottano sistemi di tassazione ad aliquota unica, la cosidetta “flat tax”, sia per l’imposta sul reddito che per la tassazione dei consumi.

Questa concorrenza fiscale rispetto ad altri Stati è alla base delle scelte di delocalizzazione di imprese dai paesi confinanti. Una delocalizzazione che tuttavia non riguarda più solamente la produzione o i servizi avanzati ma, sempre più e grazie alla tecnologia dell’informatica e dell’Innovation and Communication Technology, anche servizi alle imprese coniserati ordinari e d erogati anche da studi professionali, come ad esempio contabilità, tenuta paghe, consulenze etc.

 

In attesa dei dati a consuntivo dell’anno appena concluso, possiamo verificare i dati relativi alla pressione fiscale nel 2006, che aveva registrato un ulteriore incremento, giungendo al 42,3% del PIL. Le entrate fiscali sono aumentate del 7,7% sia per via della lieve crescita economica che delle misure di riduzione del disavanzo.

Tutti i tributi hanno, quindi, prodotto un gettito superiore alle aspettative, anche perchè il contributo richiesto al mondo delle imprese è rimasto significativo: IRES, IRAP ed IVA hanno, infatti, registrato tassi di crescita nettamente superiori alla media delle altre imposte. In particolare, l’incremento dell’IVA è stato solo in parte attribuibile all’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, perché principalmente dovuto al recupero di evasione ed elusione.

 

Le proiezioni per il 2007, confermano la tendenza all’incremento già rilevata per l’anno precedente: la pressione fiscale nel 2007 ha, infatti, raggiunto il 43,0% del PIL. D’altronde, le previsioni sulle entrate sono state più volte corrette al rialzo nel corso dell’anno. Ancora una volta il contributo più importante è venuto dalle imprese, con aumenti del 35% per l’IRES e del 21,4% per l’IRPEF dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese. L’IVA, che è cresciuta più dei consumi, ha inoltre messo in evidenza l’ulteriore riduzione di evasione ed elusione.

 

E per il 2008?

La manovra finanziaria per il 2008 conferma la pressione fiscale al 43,0% del PIL, il livello più alto registrato in Italia, se si esclude il picco del 1997 che è stato, tra l’altro, un passo obbligato per l’ingresso nel sistema della moneta unica europea.
Tuttavia, a fronte di una diminuzione del disavanzo, non ci sarà una riduzione strutturale delle aliquote di prelievo fiscale sulle piccole imprese.
Nel 2007 i due terzi delle maggiori entrate sono, infatti, stati utilizzati in gran parte per finanziare maggiori spese sociali e gli aumenti contrattuali nel pubblico impiego. Dei sei miliardi di maggior gettito previsto per il 2008 solo la metà verrà, invece, restituita ai contribuenti sotto forma di sgravi fiscali, mentre il resto servirà a finanziare ulteriori spese.

 

Per quanto concerne le possibili misure incentivanti contenute nella Finanziaria relativa all’anno appena iniziato, di più diretto interesse per le imprese, si segnala che la riduzione dell’aliquota IRES avviene a parità di gettito perché è compensato dall’ampliamento della base imponibile. Gli unici effetti di riduzione del prelievo riguardano pertanto l’abbattimento dell’aliquota IRAP e l’aumento della deduzione forfetaria per le imprese.
L’innalzamento della franchigia IRAP fino a 9.500 euro comporterà però per quasi 2 milioni di imprese un risparmio complessivo previsto di circa 82 milioni di euro, in base alla nuova aliquota 2008 del 3,9% - l’aliquota in vigore nel 2007 ha fatto risparmiare circa 90 milioni, ed era pari al 4,25% - va poi aggiunto che l'esenzione dall'imposta per oltre 150.000 imprese, che si aggiungeranno ai quasi 2 milioni di quelle attualmente esenti.

Va sottolineato però che il risanamento trova nella leva delle maggiori entrate e quindi una pressione fiscale ancora elevata, la soluzione preferita dal Governo,che non sembra ancora voler adottare soluzioni di tipo espansivo per lasciare più risorse alle imprese per dare fiducia e motivazione ad innovarsi, crescere e affrontare con maggior fiducia le sfide della competitività globale dell’economia, che non distingue più ne settori ne dimensioni di impresa né merceologie.

 

18/12/2007


 
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