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Moneta Elettronica

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Moneta elettronica:

imprese ancora poco convinte. Ernesto Ghidinelli (Confcommercio) ne spiega motivi, ma evidenzia anche le opportunità del nuovo sistema

Perché le imprese del terziario sono poco propense a sperimentare la moneta elettronica? Lo abbiamo chiesto al Dr. Ernesto Ghidinelli, Responsabile del Settore Credito e Incentivi di Confcommercio che mette subito a fuoco il problema: “Riteniamo che i costi dei servizi elettronici di pagamento, in particolare delle carte di credito, a carico delle imprese del terziario siano particolarmente elevati, anche per via di una scarsa concorrenza nel settore.
Peraltro, il sistema di erogazione di questi servizi, al cui interno operano soggetti diversi per dimensione e forza contrattatale, risente di una struttura molto articolata. Confcommercio sta, quindi, operando da tempo, nelle diverse sedi istituzionali sia nazionali che europee, per una effettiva applicazione delle regole del mercato e della concorrenza anche in questo ambito, in coerenza con le linee guida del nuovo progetto europeo di creazione di un’area unica dei pagamenti in Europa, la cosiddetta SEPA.”

Ma allora, Dr. Ghidinelli, quali sono gli aspetti positivi più rilevanti del progetto SEPA?

“Dopo l’introduzione dell’euro” — spiega il Dirigente di Confcommercio nazionale — “con questo progetto l’Ue vuole compiere un ulteriore passo verso la creazione di un mercato finanziario unico europeo, puntando a rafforzare efficienza e concorrenzialità dei servizi di pagamento tramite l’adozione di strumenti armonizzati, in particolare di bonifici, addebiti diretti, carte di pagamento da utilizzare nell’ambito di infrastrutture europee integrate e che condividano standard tecnici e prassi operative. Oltre a incentivare una maggiore concorrenza nel sistema dei pagamenti, il progetto, promosso dalla Commissione europea, vuole creare effetti positivi anche in termini di prezzi, qualità, e innovazione dei servizi”.

Quali allora i punti critici?

“In sostanza, proprio il sistema bancario, così come funziona oggi.
Sì e nascono dal confronto con il sistema bancario. Gli schemi SEPA elaborati dal Consiglio europeo dei pagamenti, l’organismo cui è stata affidata la definizione degli standard comuni, presentano, in determinati casi, caratteristiche inferiori rispetto agli attuali livelli italiani.

L’utilizzo degli standard correnti potrebbe essere mantenuto o solo tramite l’adozione di elementi integrativi, cioè di servizi opzionali aggiuntivi, in sigla AOS, attualmente in fase di studio. Resta, comunque, il punto interrogativo sui costi dell’operazione. 

La Banca d’Italia  indica, tra le cause della scarsa diffusione in Italia della Moneta elettronica l’eccessiva frammentazione. E’ proprio così?

“Su questo punto non siamo d’accordo. Non riteniamo, infatti, giusto accomunare, come invece emerge dall’ultima Relazione annuale della Banca d’Italia, la frammentazione del commercio al dettaglio, che sottolineo non è un fenomeno di scarsa concorrenza, a fattori chiaramente negativi, quali l’economia sommersa o il limitato grado di finanziarizzazione di alcune aree del Paese.”

Si può abbassare il costo… del denaro elettronico?

E’ necessaria una corretta modernizzazione del nostro sistema di pagamenti elettronici che vada a vantaggio di tutti i soggetti coinvolti. In sintesi: comodità, sicurezza ed economicità per il consumatore; crescita dei volumi negoziati per le banche; commissioni convenienti per i commercianti in modo che non pesino in misura significativa sui margini di intermediazione, come invece sta accadendo ora, soprattutto per le imprese di ridotte dimensioni e per gli esercizi di prossimità.

06/12/2007


 
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