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Codice Alimentare - la bozza di governo

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Codice Alimentare: analizziamo la bozza del Governo

Confcommercio: elementi innovativi, ma migliorabili. Semplificare gli oneri per le imprese

 

Il 31 maggio scorso il Governo, dovendo adempiere alla delega del Parlamento, ha proposto una prima bozza del cosiddetto Codice alimentare. Principi ispiratori ed obiettivi del nuovo codice sono sintetizzati come segue:

 

1. armonizzare la disciplina della produzione e della commercializzazione dei prodotti alimentari ai principi e alle norme di diritto comunitario,

 

2. tutelare gli interessi relativi alla salute , all'ambiente, alla protezione del consumatore e alla qualità dei prodotti, alla salute degli animali e vegetali;

 

3. abrogare le vecchie norme incoerenti con l'evoluzione dei settori interessati;

 

4. fissare regole uniformi per ciò che concerne il sistema sanzionatorio e le modalità di controllo e di vigilanza, salvo per i prodotti oggetto di specifica normativa comunitaria, e in particolare per il prelevamento dei campioni;

 

5. semplificare le procedure esistenti, eliminando quelle che pongono a carico delle aziende oneri non prescritti, per gli stessi prodotti, in altri Stati membri dell'Unione europea;

 

Confcommercio ha apprezzato gli elementi di novita e ha evidenziato i seguenti   punti di forza del documento:

 

1. obbligo per le Regioni di conformarsi al provvedimento: tale obbligo ricompone alcune sbavature prodotte delle varie legislazioni regionali che non hanno tenuto nella dovuta considerazione i suggerimenti presentati dalle linee guida concordate dal Ministero con la Conferenza Stato / Regioni;

 

2. rispetto della normativa igienico sanitaria anche da parte della produzione primaria;

 

3. razionalizzazione ed il coordinamento dei controlli: il primo aspetto si coniuga con il piano pluriennale dei controlli previsto nel documento; il secondo aspetto si chiarisce affermando che quando un’Autorità procede a valutazioni od accertamenti di carattere igienico sanitario è obbligata ad affidarli al dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria, che li effettua con proprio personale specializzato;

 

4. conversione automatica di ogni atto di autorizzazione, licenza o nulla osta, nella procedura di registrazione o di riconoscimento degli stabilimenti;

 

5. le condizioni per le quali non si dà luogo all’attivazione del Sistema di allerta rapido;

 

6. divieto di comunicare informazioni fuorvianti, suscettibili di creare panico o allarmismo tra i consumatori.

 

Non sono mancati anche i rilievi critici che hanno interessato soprattutto l’aspetto sanzionatorio.

 

Con riferimento all’entità delle sanzioni, alla possibilità di sequestro amministrativo o di confisca dei beni ed anche alla chiusura degli esercizi da 15 a 30 giorn vanno ben distinti gli aspetti sostanziali, legati al rischio di immettere sul mercato produzioni alimentari che potrebbero rivelarsi anche pericolose, da quelli formali, relativi agli adempimenti burocratici legati all’applicazione della metodologia HACCP e dei sistemi e procedure per la rintracciabilità dei prodotti e degli imballaggi.

 

I ministeri competenti (Salute e Sviluppo economico) dovranno coordinarsi per rendere la norma univoca e coerente in materia di

sequestro amministrativo / confisca e gli aspetti relativi alla recidiva.

Dovranno inoltre esser fatti coincidere i tempi per la dichiarazione di inizio attività — DIA — sotto i due differenti profili amministrativo/commerciale ed igienico sanitario, con particolare attenzione al settore dei pubblici esercizi che ha un sistema di pianificazione numerica.

 

Sotto un profilo più tecnico, i rilievi critici hanno interessato i seguenti argomenti:

1 . nel documento non vengono citati i Manuali di corretta prassi igienica che hanno funzionato molto bene, regolando i rapporti tra controllori e controllati sulla base del disposto “scrivi cosa fai e fa ciò che scrivi”;

2.  non appare opportuno il pari trattamento tra prodotti che indicano la data di scadenza e quelli che riportano il meno impegnativo termine minimo di conservazione;

3.  sono state disposte nuove e più elevate sanzioni a carico di chi non indica al consumatore la vendita di prodotti scongelati e per la vendita di un prodotto sfuso quando è prescritto l’obbligo del loro preconfezionamento, con chiaro riferimento soprattutto alla vendita dei formaggi a pasta filata.


 
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